OSTIA – La spiaggia arretra, il mare avanza e il tempo stringe. A pochi mesi dall’avvio della stagione balneare, sul litorale di Ostia si ripete un copione ormai noto: l’erosione divora metri di arenile e si ricorre ai ripascimenti, con centinaia di migliaia di metri cubi di sabbia sversati per ricostruire artificialmente ciò che il mare ha portato via.
Ma quella che appare come un’emergenza stagionale è in realtà il risultato di un disequilibrio strutturale. Il “mare di Roma”, quello che bagna il Municipio X della Capitale, paga oggi il prezzo di decenni di trasformazioni urbanistiche e interventi infrastrutturali che hanno modificato profondamente l’equilibrio naturale della costa.
Un tempo il litorale era protetto da un sistema dunale che fungeva da barriera naturale contro mareggiate e venti. Oggi quelle dune, in gran parte, non esistono più. Al loro posto stabilimenti, murature, strade e strutture che hanno progressivamente impermeabilizzato e irrigidito la linea di costa.
«Non possiamo continuare a pensare di risolvere il problema con interventi tampone», sottolinea l’imprenditore Gianluca Pietrucci, da anni attento alle dinamiche di sviluppo del territorio. «Ogni anno si interviene in emergenza per garantire l’apertura degli stabilimenti e salvare la stagione, ma senza un piano strutturale il problema si ripresenterà sempre, aggravato».
Il riferimento è ai ripascimenti artificiali, operazioni costose e dall’efficacia limitata nel tempo. La sabbia viene riversata sull’arenile, ma spesso le mareggiate invernali la disperdono nel giro di pochi mesi, riportando la situazione al punto di partenza.
Secondo molti tecnici e operatori del settore, l’erosione non è solo un fenomeno naturale. A incidere sono stati anche interventi che hanno alterato il trasporto dei sedimenti lungo la costa: porti, pennelli, barriere e opere rigide che hanno cambiato le correnti e la distribuzione della sabbia.
«Per anni si è costruito guardando al breve periodo», osserva ancora Pietrucci. «Il cemento ha progressivamente soffocato il mare, riducendo gli spazi di arretramento naturale della costa. Oggi paghiamo quelle scelte. Serve un cambio di paradigma che metta al centro la sostenibilità e la pianificazione di lungo periodo».
La questione non è soltanto ambientale, ma anche economica. Il turismo balneare rappresenta una componente fondamentale per l’economia locale, con centinaia di imprese coinvolte tra stabilimenti, ristorazione e servizi. Ogni ritardo nell’avvio della stagione si traduce in perdite significative.
Con l’avvicinarsi dell’estate, l’attenzione si concentra sugli interventi urgenti per garantire una spiaggia fruibile. Ma la sensazione diffusa è che si tratti di una rincorsa continua, senza una visione complessiva.
«Ostia non può essere lasciata sola», conclude Pietrucci. «Il litorale romano è un patrimonio di tutta la città. Occorre un tavolo permanente tra istituzioni, operatori e mondo scientifico per individuare soluzioni durature: rinaturalizzazione dove possibile, ricostruzione del sistema dunale, regole certe per le nuove opere. Solo così potremo parlare davvero di lungomare e non di lungomuro».
Intanto, tra le mareggiate e i cantieri, il mare continua il suo lavoro silenzioso. E la domanda resta sospesa sulla battigia: Ostia riuscirà a riconquistare la sua spiaggia o sarà costretta ogni anno a ricomprarla dal mare?