Referendum giustizia, Gianluca Pietrucci: “Io voto SÌ ed ecco i miei perchè”

Dalla denuncia delle pressioni criminali a Ostia alla rinascita imprenditoriale a Roma: il percorso personale e civile di un imprenditore che oggi sostiene il SÌ al referendum sulla giustizia.

ROMA – In vista del referendum sulla giustizia in programma il 23 e 24 marzo 2026, l’imprenditore romano Gianluca Pietrucci annuncia pubblicamente il proprio voto favorevole. Una scelta maturata alla luce della sua lunga e complessa esperienza personale con il sistema giudiziario italiano, iniziata diversi anni fa tra Roma e il litorale di Ostia.

La storia di Pietrucci è quella di un imprenditore che ha deciso di denunciare pressioni criminali e tentativi di estorsione legati alla propria attività sul litorale romano. Una decisione difficile, che ha segnato profondamente la sua vita personale e professionale.

Il progetto imprenditoriale ad Ostia rappresentava per lui un sogno: costruire una casa e sviluppare un’attività economica sul territorio. Tuttavia quel progetto si è scontrato con una realtà fatta di intimidazioni, minacce e tentativi di controllo da parte della criminalità locale.

La scelta di denunciare ha dato avvio a un lungo percorso giudiziario. In sette anni di indagini si sono succeduti due pubblici ministeri e i procedimenti sono stati archiviati arrivando al limite della prescrizione. Anche il tentativo successivo di riaprire il caso non ha portato a nuovi sviluppi: un terzo pubblico ministero ha infatti disposto una nuova archiviazione.

Nel frattempo le conseguenze personali sono state pesantissime. Pietrucci racconta di aver perso la famiglia, il progetto di vita sul litorale e circa un milione di euro tra investimenti effettuati e mancati utili dell’attività che avrebbe dovuto svilupparsi ad Ostia.

Nonostante le difficoltà, la sua battaglia non si è fermata nelle aule dei tribunali. Tra il 2010 e il 2016 Pietrucci ha deciso di raccontare pubblicamente la propria esperienza partecipando a incontri istituzionali, convegni e iniziative nelle scuole per sensibilizzare cittadini e giovani sui temi della legalità, della lotta alla corruzione e del contrasto alle mafie.

Tra gli appuntamenti più significativi si ricordano incontri a Roma con il Laboratorio per la Polis, iniziative promosse dall’Associazione antimafia Antonino Caponnetto e numerosi eventi organizzati in diverse città italiane tra cui Latina, Tivoli, Cave, Bassiano, Bari e Nettuno insieme a associazioni e istituzioni impegnate nella promozione della legalità.

Nel tempo la sua vicenda ha ottenuto anche un riconoscimento istituzionale. Dopo circa dieci anni, il Fondo Antiracket ha riconosciuto un risarcimento per i danni psicologici e fisici subiti a seguito dell’arresto dell’uomo successivamente condannato per estorsione. Una parte di queste risorse è stata reinvestita nella sua azienda a Roma, segnando l’inizio di una nuova fase imprenditoriale.

In relazione alla lungaggine delle indagini e successive archiviazione , non ha potuto chiedere i danni ai P. M. che si sono succeduti e ne tanto meno ricorrere alla CEDU per i miei diritti di uomo, cittadino e imprenditore.

Oggi, guardando a quella esperienza, Gianluca Pietrucci collega la sua storia personale anche al dibattito pubblico sulla giustizia. Da qui la decisione di sostenere il SÌ al referendum del 23 e 24 marzo 2026, convinto che il sistema giudiziario debba garantire maggiore efficienza, tempi certi e una tutela più concreta per chi denuncia la criminalità.

La sua testimonianza resta quella di un imprenditore che, nonostante le difficoltà, ha scelto di non voltarsi dall’altra parte e di trasformare una vicenda personale dolorosa in un impegno civile per la legalità e la responsabilità sociale. Oggi piu’ che mai attuale la testimonianza di un lungo percorso, e che evidenzia la necessità di separare le carriere per una giustizia più giusta.

“Nel 2022, un venditore al quale avevo già venduto altre auto , mi pagò un’auto con tre assegni: il primo venne regolarmente incassato, mentre gli altri due risultarono scoperti. Nonostante non potesse emettere assegni in quanto protestato e avesse già firmato l’atto di vendita a mio nome, la denuncia per truffa e sostituzione di persona venne successivamente archiviata perché considerata tardiva.” GP
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