Il programma politico

Il Programma Politico

Roma deve rinascere, non accontentarsi

Roma è una città carica di storia, cultura, memoria e potenzialità ancora inespresse. Eppure, da troppo tempo, sembra bloccata. I cittadini sono stanchi di attese, ritardi, promesse non mantenute. A ogni cambio di amministrazione, i progetti vengono cancellati, posticipati o dimenticati. Non c’è continuità, non c’è una visione condivisa. Roma non può più permettersi di restare ferma mentre le grandi capitali europee e mondiali si trasformano e guardano al futuro.

La politica non deve limitarsi a fare annunci, deve portare risultati. Oggi più che mai serve una strategia chiara, una volontà forte e il coraggio di agire. Non possiamo più accettare che Roma manchi di servizi essenziali, infrastrutture moderne, spazi pubblici sicuri e funzionali, né che venga oscurata da degrado, incuria e abbandono.

Roma ha bisogno di un piano concreto, ambizioso e realizzabile. Un piano che riparta dalle opere incompiute, dal recupero delle aree dismesse, dalla rigenerazione dei quartieri dimenticati, dal rilancio culturale e turistico della città. Serve visione, pragmatismo e una gestione amministrativa che metta al centro il cittadino, non la burocrazia.

Roma: capitale mondiale o periferia d’Europa?

Abbiamo perso troppe occasioni e non siamo riusciti a portare a casa i Giochi Olimpici del 2020 e l’EXPO 2030. Roma non partecipa più da protagonista alla vita culturale e sportiva internazionale. Non ospita eventi mondiali, non offre infrastrutture adeguate e non valorizza i propri luoghi simbolici. Serve una scossa, un’inversione di rotta. Non possiamo più permetterci che le nostre eccellenze restino nascoste o che vengano abbandonate.

È ora di restituire Roma al suo ruolo naturale: capitale della bellezza, dell’innovazione, della cultura e della civiltà. Serve una macchina amministrativa in grado di agire, di recuperare, di innovare. E servono investimenti mirati, anche privati, che trovino nel Comune un alleato, non un ostacolo.

Una città dove si vive bene, non solo dove si sopravvive

I romani non chiedono miracoli, chiedono normalità: strade senza buche, marciapiedi percorribili, scuole sicure, mezzi pubblici funzionanti, parchi curati, ospedali attivi e cimiteri decorosi. Chiedono servizi e trasparenza. Chiedono sicurezza, rispetto e futuro.

Non ci si deve abituare alla bruttezza. Roma è diventata uno zoo urbano, tra cinghiali, topi, piccioni, pappagalli e serpenti che girano indisturbati. I marciapiedi sono occupati da bici e monopattini abbandonati, le strade invase dal traffico, i parcheggi irregolari, i monumenti imbrattati da vandali. Chi vive qui lo sa: non basta l’amore per la città, servono soluzioni reali.

Rigenerazione urbana e lotta al degrado

Roma è piena di cantieri abbandonati, edifici incompiuti, spazi dismessi che si trasformano in simboli del fallimento amministrativo. Le aree lasciate a metà diventano rifugio per microcriminalità e contribuiscono al degrado generale. Serve una politica di recupero: il Comune deve subentrare con decisione dove i costruttori hanno fallito, affidando i lavori a nuove imprese selezionate in tempi rapidi e trasparenti.

Non si può continuare a espandere la città lasciando incompiuto ciò che già esiste. Finché non saranno completate tutte le opere iniziate, non dovranno essere concessi nuovi permessi edilizi. È una misura necessaria per evitare ulteriore consumo di suolo, tutelare il verde urbano e ridurre lo spreco di risorse pubbliche. Un esempio concreto è il recupero dei due chilometri di tangenziale dismessa nei pressi della stazione Tiburtina, che potrebbero diventare un polmone verde urbano.

Le cave abbandonate vanno bonificate e riconvertite, ispirandosi ai modelli virtuosi di altri Paesi europei, come la Finlandia. In parallelo, i quartieri periferici devono essere al centro di un piano straordinario di rigenerazione urbana. In molti casi mancano marciapiedi, fognature, parcheggi asfaltati, aree gioco per bambini e spazi verdi. Non è più tollerabile che intere zone della città restino escluse da servizi essenziali.

Le ex fabbriche, i casali, i forti militari e gli immobili abbandonati dovranno essere riconvertiti in edilizia popolare, centri culturali, biblioteche, case famiglia, spazi per giovani, padri separati e senzatetto. Dove possibile, si deve applicare il modello del “€1”, già utilizzato all’estero: assegnare immobili abbandonati a chi si impegna a ristrutturarli a proprie spese.

Roma capitale della conoscenza

Roma non può limitarsi a custodire il passato: deve trasformarlo in motore di crescita culturale, turistica ed economica. Troppo del nostro patrimonio giace dimenticato: l’80% delle opere d’arte dei musei romani non è esposto. È tempo di restituire alla città la sua memoria attraverso la creazione di nuovi spazi museali diffusi nei quartieri.

Oltre a riqualificare le ville storiche e riaprire i musei esistenti, Roma deve dotarsi di un sistema museale moderno e inclusivo. Proponiamo la nascita di musei tematici: il museo delle vittime del terrorismo, del comunismo, della mafia, della Shoah, delle Foibe, della guerra fredda, della prostituzione, delle droghe, dell’intelligenza artificiale, delle epidemie, della bioetica, della salute mentale, delle donne in divisa, delle missioni di pace, e molti altri.

Roma deve avere un Museo della Memoria per ogni ferita collettiva. Vanno recuperati luoghi simbolici oggi abbandonati, come l’ex colonia Vittorio Emanuele a Ostia, che potrebbe ospitare un hotel di lusso con casinò, o come il Campo Testaccio, da restituire ai tifosi della Roma come scuola calcio e museo della squadra.

Oltre ai grandi temi della storia, serve anche valorizzare ciò che rende unica la nostra identità: il museo della cucina romana, il museo del Tevere, dell’Aniene, della civiltà contadina, del dirigibile, dell’idrovolante e della mongolfiera. Dobbiamo raccontare la storia industriale della città, con un museo delle industrie romane, dei trasporti, dell’automobile, del cinema, della musica, della radio, della TV e delle donne italiane premiate con Nobel o Oscar.

È urgente completare e aprire musei promessi da anni, come quello della Shoah o dell’EXPO mai realizzato. Ma accanto ai grandi progetti, devono nascere spazi accessibili in ogni quartiere, come ostelli comunali, case della cultura, spazi teatrali e musicali. Roma deve essere un grande laboratorio permanente di cultura, formazione e creatività.

Anche i luoghi minori possono diventare protagonisti di questo cambiamento: ex lavatoi, ex oratori, fontane danzanti, fontanili, vivai municipali, orti botanici, ex stazioni ferroviarie, drive-in e persino i ponti scomparsi sul Tevere. Si propone la realizzazione di un Museo delle Incompiute, un gesto simbolico per dire basta allo spreco di risorse pubbliche.

Solo così Roma può tornare a essere capitale della cultura, della memoria e dell’identità italiana.

Mobilità, trasporti e infrastrutture

Muoversi a Roma è spesso un’esperienza frustrante. I trasporti pubblici sono insufficienti, lenti e spesso inaffidabili. Troppi autobus e treni sono vecchi, sporchi, senza aria condizionata, mentre il traffico automobilistico soffoca l’ingresso in città. Le principali vie d’accesso – Nomentana, Tiburtina, Collatina, Salaria, Cassia, Cassia Bis, Flaminia, Pontina, Cristoforo Colombo – sono congestionate ogni giorno. È una situazione insostenibile.

Serve un piano straordinario di modernizzazione del sistema di trasporto. Le linee metropolitane devono essere completate: il prolungamento della Metro C verso i Castelli Romani e della Metro B fino a Tor di Valle non è più rimandabile. Va realizzato il collegamento diretto tra Colle Salario e Fiumicino, e completata la tratta Roma-Ostia fino a Torvaianica. Allo stesso tempo, la Ferrovia dei Due Mari – tra Roma e San Benedetto, passando per Rieti e Ascoli – dev’essere finalmente attuata.

Il trasporto su gomma va riformato in profondità. Servono più corsie preferenziali, fermate messe in sicurezza, nuovi autobus dotati di pedane per disabili, taxi attrezzati e un numero sufficiente di veicoli anche nelle periferie e nelle ore notturne. Si propone il ritorno del bigliettaio a bordo e l’introduzione di guardie giurate a tutela di personale e passeggeri.

Le stazioni della metropolitana devono essere ammodernate con scale mobili, ascensori funzionanti, cartelli elettronici chiari e colonnine SOS. Alcuni collegamenti pedonali fondamentali – come tra Metro A e stazione Tuscolana o tra Metro B e Ostiense – vanno finalmente completati. Le pensiline devono coprire ogni fermata. È inaccettabile che nel 2025 esistano ancora fermate esposte al maltempo e senza sicurezza.

Roma deve garantire un servizio H24 di autobus e metropolitane. Allo stesso tempo, occorre completare la ciclabile lungo il Tevere da Tor di Valle a Ostia e creare percorsi sicuri per ipovedenti, piste ciclabili vere, ben segnalate e manutenute. I monopattini e le biciclette devono essere regolamentati con assicurazione obbligatoria, casco e regole certe.

Anche l’aeroporto di Fiumicino, principale porta d’accesso alla città, mostra gravi lacune: servizi non disponibili H24, negozi chiusi, aerei Alitalia abbandonati sulle piste. Una capitale europea non può permetterselo. Si propone il potenziamento dei collegamenti notturni, la presenza di personale per vigilare sulle corse taxi, e l’eliminazione delle carcasse aeree in disuso.

Infine, Roma deve puntare su infrastrutture moderne e sostenibili: rotatorie al posto di semafori inutili, strisce pedonali luminose, dossi per il rallentamento veicolare, tabelloni elettronici per il controllo velocità e parcheggi multipiano in ferro, non interrati, in zone strategiche come Piazzale Flaminio, Clodio, Ostia e Olimpico. Dove oggi si parcheggia selvaggiamente – spartitraffico, erba, marciapiedi – vanno create aree regolate, asfaltate e sicure.

Roma ha bisogno di muoversi. E per farlo, servono scelte chiare, investimenti mirati e una gestione che non si perda in burocrazia.

Sicurezza urbana e decoro

Una città bella non è solo quella piena di monumenti, ma quella che si presenta curata, ordinata e sicura. La situazione attuale di Roma è ben diversa: bagni pubblici in condizioni indegne, cimiteri degradati, marciapiedi sporchi e strade dissestate. E tutto questo mentre crescono insicurezza, microcriminalità e illegalità diffusa.

Serve una svolta netta sul decoro urbano. La pulizia delle strade deve tornare ad essere quotidiana e capillare, anche nelle ore notturne per evitare di aggravare il traffico. I tombini vanno liberati, le panchine manutenute, le insegne di negozi chiusi rimosse, i guardrail riparati e le piste ciclabili completate. La segnaletica va sostituita o ripristinata dove è illeggibile. I cimiteri devono tornare a essere luoghi di rispetto e memoria, con manutenzione regolare.

Va istituita l’obbligatorietà di telecamere a bordo dei taxi, l’emissione obbligatoria dello scontrino, la vigilanza contro le truffe nei percorsi aeroportuali. Chi lavora a contatto con i turisti – autisti, albergatori, addetti ai servizi – deve conoscere almeno l’inglese. È una questione di civiltà e accoglienza.

Roma deve tornare ad essere una città dove si rispettano le regole. Occorre rafforzare la presenza della Polizia Locale, riaprire caserme e presìdi territoriali chiusi, completare quelle rimaste incompiute. In assenza di strumenti adeguati, la legalità si sgretola. È necessaria anche una sede centrale della Questura, moderna, accessibile, efficiente.

Il vandalismo deve essere affrontato con decisione: chi imbratta monumenti, negozi e mezzi pubblici va punito con severità. Si propone l’obbligo di esporre la bandiera del Comune e della Repubblica Italiana negli uffici pubblici e nelle scuole, e l’introduzione di divise per dipendenti comunali e tassisti con lo stemma della città, per restituire senso di appartenenza e decoro istituzionale.

Serve un piano concreto per combattere l’abbandono di auto, bici, monopattini e roulotte: i veicoli dismessi devono essere rimossi d’ufficio, con costi a carico dei proprietari o degli eredi. Anche le aree verdi private lasciate al degrado devono essere ripulite e messe in sicurezza, sempre con possibilità di recupero spese. La tolleranza non può più essere la regola.

Turismo, commercio e rilancio economico

Roma non riesce a sfruttare appieno il proprio potenziale turistico ed economico. Il turismo è spesso lasciato all’improvvisazione, le infrastrutture sono carenti, i centri culturali chiusi o dimenticati. Per una città come Roma, questo non è solo un limite: è un danno.

Servono interventi chiari e visibili. Ostia, il litorale della Capitale, dovrebbe essere un fiore all’occhiello, e invece versa in condizioni indegne: erosione delle spiagge, stabilimenti abbandonati, chioschi chiusi, barriere visive che impediscono la vista del mare, strutture pubbliche degradate. Mancano un vero porto crocieristico, un casinò, un hotel a cinque stelle, un parcheggio multipiano e una rete di collegamenti veloci con Roma. È tempo di riportare Ostia a una dimensione internazionale, come degno sbocco marittimo della capitale italiana.

Si propone la realizzazione di una ruota panoramica sul lungomare, la ricostruzione del Pontile dei Pescatori, il dragaggio del Canale dei Pescatori anche nei mesi invernali, il recupero dell’Idroscalo nel rispetto degli abitanti e la creazione di un salone nautico per attrarre eventi e investimenti.

Nel cuore di Roma, i mercati rionali devono essere trasferiti in spazi adeguati, coperti, dotati di servizi igienici e integrati in un piano di commercio di prossimità. Non è accettabile che occupino carreggiate o zone trafficate in modo caotico. I grandi mercati storici, come Porta Portese, vanno riqualificati e rilanciati come attrazioni turistiche.

Va ripensato anche il ruolo dell’imprenditoria locale: bisogna incentivare la nascita di botteghe artigiane, attività di quartiere, agricoltura urbana e filiere alimentari locali. Si propone la creazione del marchio Roma DOP o Roma IGP per cereali, olio, vino, birra, ortaggi, legando produzione e identità territoriale. Progetti come il vivaio municipale ad Acilia, gli orti urbani e l’orto botanico all’Appia Antica vanno sostenuti e replicati.

Gli immobili confiscati alle mafie, i casali, i box, le ex caserme e gli ospedali dismessi devono diventare occasioni di sviluppo: edilizia popolare, centri civici, case per senzatetto, famiglie fragili, padri separati. Anche gli ex cinema e teatri chiusi possono essere riconvertiti in spazi polifunzionali, scuole di cinema e centri culturali.

Per chi percepisce sussidi senza lavorare – o per detenuti con pene leggere – si propongono attività pubbliche utili: pulizia della città, lavori nei parchi, agricoltura e riqualificazione urbana. È una forma di responsabilità, inclusione e dignità.

Roma ha tutte le carte in regola per essere una città che produce, accoglie e genera valore. Serve solo un’amministrazione che abbia il coraggio di metterla in condizione di farlo.

Ambiente, verde e sostenibilità

Il verde pubblico è una risorsa fondamentale, non un dettaglio decorativo. A Roma, invece, parchi, aree verdi e aiuole versano in condizioni disastrose, spesso abbandonati, pieni di rifiuti, incendiati o occupati. Serve un piano straordinario di recupero ambientale, che ponga la cura della natura urbana al centro della visione per la città.

Primo passo: assumere giardinieri. Roma ha solo un decimo degli operatori in servizio a Parigi. È un dato che parla da solo. Servono macchinari moderni – come quelli usati in Australia, Germania o USA – che permettano interventi rapidi ed efficaci. Serve presenza sul territorio, e non solo interventi d’urgenza.

I parchi naturali e urbani devono essere mantenuti e valorizzati con cartellonistica chiara, percorsi pedonali adeguati e aree giochi sicure. Le zone devastate dagli incendi, come il Pratone di Torre Spaccata o Monte Mario, devono essere rigenerate. Dove oggi ci sono cave dismesse e aree industriali in rovina, possono nascere spazi verdi, perfino un parco solare urbano che dimostri come bellezza e innovazione possano convivere.

È necessario installare fototrappole per identificare e sanzionare chi abbandona rifiuti nelle periferie, ma anche promuovere il riciclo avanzato, con l’obiettivo di riutilizzare i rifiuti per la produzione di materiali da costruzione, come avviene a Singapore.

Il Tevere, arteria storica della città, va liberato dal degrado. Si propone il dragaggio dei fondali (con una draga comunale), l’installazione di barriere antiplastica alla foce, la rimozione delle barche abbandonate, il completamento delle banchine pedonali, la valorizzazione delle antiche barchette e dei bilancioni da pesca, oltre alla creazione di un Museo del Tevere e un museo archeologico dei ponti scomparsi. Anche il fiume Almone, oggi ignorato, può diventare un esempio di depurazione naturale e manutenzione sostenibile.

Roma deve tornare a essere una città vivibile anche nei piccoli gesti quotidiani: cassonetti sotterranei per la raccolta differenziata (come a Helsinki), lavaggio notturno delle strade, più cestini per la raccolta del vetro nelle zone della movida, pulizia delle spiagge libere anche d’inverno, con docce e servizi funzionanti.

Si propone inoltre la creazione di una rete di orti urbani nei quartieri, l’installazione di arpe del vento sul lungomare, fontane danzanti in luoghi simbolici (come accade a Tirana) e la valorizzazione di fontanili e abbeveratoi antichi. Il paesaggio urbano deve tornare a essere armonioso, respirabile e sano.

Roma non deve solo essere vissuta: deve essere abitata in equilibrio con la natura, nel rispetto del futuro.

Eventi globali e progetti unici

Una città che guarda avanti deve investire nei giovani, nella scuola e nella formazione professionale. Roma, al contrario, è piena di edifici scolastici chiusi o mai aperti, con classi sovraffollate, palestre assenti, bagni malmessi e strutture fatiscenti. È inaccettabile che mentre tanti studenti studiano in ambienti degradati, interi edifici scolastici restino inutilizzati, vandalizzati o in abbandono.

Serve un piano straordinario per la riqualificazione delle scuole, che preveda la messa in sicurezza delle strutture, la manutenzione delle aule, delle aree verdi, delle palestre e la fornitura regolare di materiali scolastici e igienico-sanitari, come banchi, sapone, carta igienica. Dopo l’educazione fisica, gli studenti devono poter fare la doccia, come in qualsiasi città moderna.

Molte piscine comunali, ad esempio, sono prive di sollevatori per disabili. Questo è un ostacolo alla dignità e all’accesso. Così come lo è la mancanza di case famiglia comunali, o l’assenza di alloggi per giovani con disabilità o fragilità psichiatrica. Roma deve includere, non emarginare.

Per contrastare la dispersione scolastica e offrire alternative concrete, è fondamentale rilanciare la formazione professionale. Si propone il recupero dell’ex Città delle Arti e Mestieri di via Tuscolana, la riqualificazione dei Borghetti degli Artigiani nei Municipi I, III e V, e la rifunzionalizzazione dell’ex Centro per l’Artigianato al Tiburtino III come scuola dei mestieri e officina didattica.

Le scuole professionali comunali devono offrire corsi pratici per carrozzieri, meccanici, elettrauto, tecnici dell’automotive, falegnami, fabbri, ceramisti, sarti, cuochi, agricoltori urbani, restauratori, tecnici ambientali e digitali. È tempo di ridare valore al lavoro manuale, tecnico e creativo. Si propone la nascita di una rete di scuole dei mestieri, con percorsi di apprendistato, laboratori e inserimento lavorativo reale.

Allo stesso tempo, è necessario educare alla cittadinanza. L’assenza di educazione civica nelle scuole è una delle cause profonde del degrado urbano, del bullismo, della mancanza di rispetto per i beni comuni. Occorre insegnare il valore delle regole, della convivenza, del rispetto reciproco.

In questo contesto, è essenziale recuperare anche le tradizioni cristiane e culturali che uniscono il Paese: il presepe, la recita di Natale, il crocifisso nelle aule non sono simboli divisivi, ma radici comuni che possono coesistere con il rispetto per tutte le culture.

Infine, bisogna restituire spazio e centralità alla figura femminile. Le donne devono essere incentivate ad accedere a ruoli dirigenziali nell’amministrazione pubblica, e la loro presenza valorizzata anche nella toponomastica, nei musei, nei luoghi della cultura. Le donne devono essere protagoniste della nuova Roma, non comparse.

Roma ritrovata, Roma possibile

Roma è una città che ha tutto per essere un modello: una storia millenaria, un patrimonio culturale immenso, un paesaggio unico, un’identità forte e una creatività diffusa. Eppure, si è abituata al declino. Ci si abitua al degrado delle strade, al verde abbandonato, alle opere incompiute, ai ruderi dimenticati, al traffico paralizzante, alle persone ai margini.

Ma non deve essere così. Roma non è irriformabile. Basta alibi. Basta dire che è troppo grande, troppo complicata, troppo difficile. Roma è governabile, se si vuole davvero cambiarla.

Serve una visione nuova, serve coraggio amministrativo e serve volontà politica per creare un modello di città abitata e vissuta, che non abbandona nulla, ma trasforma tutto in opportunità: il rifiuto in risorsa, l’abbandono in rinascita e la storia in futuro.

Proponiamo una Roma che si prende cura delle tombe dimenticate, che crea fiori finti per chi non ha più familiari, che protegge gli animali esotici sequestrati in uno zoo dedicato, che dedica musei alla prostituzione, alle donne in divisa, alla guerra fredda, alla medicina, alla salute mentale, ai premi Nobel italiani, alla formazione militare, alla civiltà contadina, all’artigianato nautico, alla bioetica, alle scelte difficili del nostro tempo.

Vogliamo una Roma che non cancella nulla, ma ricorda tutto: dal rastrellamento del Quadraro alle barche del Tevere, da Tangentopoli al lavoro operaio, dalle fabbriche dismesse alle torri medievali sparse tra centro e periferia.
Vogliamo una Roma che forma, produce, accoglie, che crea una nuova economia urbana fatta di orti, vivaisti, artigiani, artisti, tecnici, sarti, falegnami, meccanici, cuochi, agricoltori, progettisti del futuro.
Vogliamo una città viva anche d’inverno, con cupole trasparenti nei lidi di Ostia, con percorsi museali nei sotterranei, con parchi sensoriali e percorsi per ipovedenti, con seggiovie urbane, ruote panoramiche ed eventi accessibili a tutti.

Roma è tutto questo. Roma può farlo. Ma deve scegliere di esserlo.
Non basta più raccontarla. Bisogna costruirla.