Minori scomparsi, Pietrucci: Serve prevenzione e rete di controllo attiva”

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ROMA – In vista del 25 maggio, Giornata Internazionale dei Bambini Scomparsi, si accendono nuovamente i riflettori su un fenomeno sempre più drammatico e allarmante: l’aumento delle sparizioni di minori, spesso improvvise, inspiegabili, e purtroppo in molti casi senza un lieto fine. Secondo i dati più recenti, il numero di bambini e adolescenti che fanno perdere le proprie tracce è in forte crescita, sia in Italia che a livello globale.

Abbiamo raccolto la voce di Gianluca Pietrucci, imprenditore romano da tempo attento alle tematiche sociali, che ha rilasciato una dichiarazione esclusiva a Uffici Stampa Nazionali, lanciando un appello alla responsabilità collettiva, in particolare sul fronte della prevenzione.

Pietrucci, cosa sta accadendo e perché questo fenomeno sembra crescere senza freni?
“Il problema è molto più profondo di quanto si voglia ammettere. I minori oggi sono spesso lasciati soli, chiusi nelle loro camerette, immersi nei social media e isolati nei loro mondi virtuali. Questo li espone a una molteplicità di rischi. In alcuni casi fuggono a causa di stati d’ansia, depressione, senso di solitudine. In altri casi, semplicemente per desiderio di esplorare, di scappare da una quotidianità che non li rappresenta. Ma il punto vero è che troppo spesso ci accorgiamo della loro assenza quando è già troppo tardi.”

Qual è, secondo lei, la chiave per affrontare questa emergenza?
“La prevenzione. Bisogna lavorare su una vera filiera di controllo e monitoraggio, che coinvolga scuola, famiglia, amici, ambiente sociale e digitale. Oggi, con i mezzi che abbiamo, non possiamo più limitarci a rincorrere le emergenze. Dobbiamo imparare a intercettare prima i segnali. E per farlo serve collaborazione, sensibilità, ma anche strumenti concreti.”

Un ruolo centrale, quindi, lo hanno i genitori?
“Assolutamente sì. Ma non è facile. Oggi educare un minore è un compito delicato, quasi eroico. Ma non possiamo delegare tutto alla scuola o alle istituzioni. I genitori devono mettersi in discussione, capire i nuovi linguaggi, entrare in contatto con le emozioni dei propri figli. Non è solo una questione di regole, ma di relazione. Troppe volte ci si accorge del disagio solo dopo la sparizione.”

Crede che l’opinione pubblica sia davvero consapevole della gravità del fenomeno?
“No, se ne parla troppo poco. I numeri sono impressionanti, ma spesso restano nelle pagine interne dei giornali. Bisognerebbe fare molto di più, a partire dai media, fino alla politica e alla società civile. Serve una presa di coscienza collettiva. Il 25 maggio non deve essere solo una ricorrenza simbolica, ma un’occasione per rilanciare l’impegno concreto contro le scomparse dei minori.”

In un’epoca iperconnessa, paradossalmente i più giovani sembrano diventare sempre più invisibili. Le parole di Gianluca Pietrucci sono un richiamo forte all’urgenza di un cambiamento culturale, educativo e sociale. Perché dietro ogni numero c’è una storia, una vita, un bambino da ritrovare.

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