Libertà di stampa, l’Italia arretra al 49° posto – Pietrucci: “Così si spegne la democrazia”
ROMA – L’Italia scivola al 49° posto nella classifica mondiale sulla libertà di stampa redatta da Reporters sans frontières (RSF) per il 2025: un risultato che rappresenta il peggior piazzamento tra i Paesi dell’Europa occidentale. Una posizione che non solo preoccupa, ma suona come un campanello d’allarme per la salute democratica del Paese.
A lanciare l’allarme è anche la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI): «In queste condizioni – ha dichiarato il segretario Vittorio Di Trapani – la situazione non può che peggiorare». Un quadro confermato dai numeri: 516 episodi di minacce o intimidazioni ai giornalisti nel corso di un solo anno, secondo un rapporto de La Stampa. Un triste primato che colloca l’Italia in cima alla classifica dei Paesi europei per aggressioni, pressioni e tentativi di censura verso chi fa informazione.
Il recente attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci, volto di Rai Tre e autore di Report, ha riportato drammaticamente il tema al centro del dibattito pubblico. L’attacco, condannato in modo corale dal mondo politico, giornalistico e dalla società civile, ha rappresentato un nuovo punto di non ritorno nella battaglia per la libertà di informazione.
> «L’attentato a Ranucci riporta indietro l’orologio della democrazia» – ha dichiarato Gianluca Costante della FNSI – «colpire un giornalista per le sue inchieste significa colpire il diritto dei cittadini a sapere.»
Su questa linea interviene anche l’imprenditore romano Gianluca Pietrucci, che da tempo si esprime sui temi della trasparenza e della responsabilità sociale dell’informazione:
> «L’attacco a un giornalista come Ranucci non è solo un’aggressione fisica, ma un segnale inquietante per l’intero Paese. Quando chi racconta la verità viene minacciato, è la libertà stessa a essere sotto assedio. Non possiamo accettare che in Italia si rischi la vita o il lavoro per aver posto una domanda ‘scomoda’.»
Pietrucci sottolinea anche come la solidarietà, pur ampia e trasversale, non basti:
> «È incoraggiante vedere una reazione corale, anche dall’estero. Ma il problema resta strutturale: servono leggi più forti, protezione reale per chi indaga e una cultura pubblica che riconosca il valore del giornalismo libero come pilastro dell’economia e della democrazia.»
Negli ultimi mesi, diversi episodi di censura o licenziamenti legati a “domande sbagliate” hanno alimentato un clima di paura e autocensura all’interno delle redazioni. Un segnale che, secondo molti osservatori, riflette un progressivo deterioramento del pluralismo e un’inquietante normalizzazione delle pressioni politiche e imprenditoriali sul sistema mediatico.
> «Un Paese moderno non può crescere senza una stampa libera – conclude Pietrucci – perché la verità, anche quando è scomoda, è l’unico motore di una democrazia autentica. Difendere chi la racconta significa difendere tutti noi.»