Archeologia industriale romana, Pietrucci: “Recuperare le fabbriche abbandonate per creare musei, lavoro, verde pubblico e case popolari”

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ROMA – Decine di ex stabilimenti industriali disseminati nei quartieri della Capitale versano da anni in condizioni di abbandono, trasformandosi spesso in aree degradate, rifugio per occupazioni abusive, attività illecite o persone in condizioni di forte disagio sociale. A lanciare una proposta per il recupero del patrimonio di archeologia industriale romana è l’imprenditore Gianluca Pietrucci, che chiede un piano organico di riqualificazione delle numerose fabbriche dismesse del Novecento presenti sul territorio cittadino.

Secondo Pietrucci, questi complessi rappresentano una parte importante della memoria economica e produttiva della città e dovrebbero essere valorizzati attraverso interventi capaci di coniugare tutela storica e nuove funzioni urbane.

Tra le aree indicate figurano l’ex Cartiera Tuscolana, l’ex Filanda Castrense, l’ex Fiorentini ai Monti Tiburtini, l’ex Leo sulla Tiburtina, l’ex Snia sulla Prenestina, l’ex Lanificio di Pietralata, l’ex Romanazzi, l’ex Mira Lanza a Marconi, l’ex Italgas all’Ostiense, l’ex Medici, l’ex Oleificio alla Magliana, l’ex Zecca Statale all’Esquilino, l’ex Cartiera Salaria, gli ex stabilimenti Buffetti, l’ex Linda sulla Nomentana, l’ex Fiorucci sulla Prenestina, l’ex Mariani a Saxa Rubra, l’ex San Bruno a Gregorio VII, l’ex Pomilia nella Valle dell’Inferno e l’ex Breda a Grotta Celoni, quest’ultima già al centro di progetti e iniziative per la tutela e il recupero dell’area.

L’idea avanzata dall’imprenditore prevede una riconversione multifunzionale degli spazi. Una parte degli edifici potrebbe essere destinata a musei dell’archeologia industriale e della memoria del lavoro, preservando macchinari, documenti e testimonianze delle attività produttive che hanno contribuito allo sviluppo economico di Roma nel secolo scorso.

Altri spazi potrebbero invece essere destinati all’insediamento di nuove attività produttive e artigianali, favorendo la nascita di imprese innovative e creando occupazione senza consumare nuovo suolo. Una soluzione che consentirebbe di recuperare strutture già esistenti evitando la costruzione di ulteriori complessi industriali in altre aree della città.

La proposta prevede inoltre la realizzazione di parchi pubblici, aree verdi attrezzate e spazi ricreativi destinati alle famiglie, con giochi per bambini e percorsi dedicati allo sport e al tempo libero. Nei quartieri più densamente urbanizzati, tali interventi contribuirebbero ad aumentare la disponibilità di verde urbano e a migliorare la qualità della vita dei residenti.

Un ulteriore capitolo riguarda l’emergenza abitativa. Secondo Pietrucci, alcune delle aree industriali dismesse potrebbero ospitare progetti di edilizia residenziale pubblica integrati con ampi spazi verdi e servizi di quartiere, offrendo nuove opportunità abitative nelle periferie che maggiormente necessitano di interventi di rigenerazione urbana.

“Roma possiede un patrimonio industriale unico e troppo spesso dimenticato – sostiene Pietrucci –. Recuperare queste strutture significa preservare la memoria storica della città, restituire sicurezza a interi quartieri e creare nuove opportunità economiche, sociali e culturali senza ulteriore consumo di territorio”.

Il tema del recupero dell’archeologia industriale è da tempo al centro del dibattito urbanistico romano. Molti degli ex stabilimenti che hanno segnato la crescita economica della Capitale attendono ancora una destinazione definitiva. La sfida, secondo gli esperti, sarà trovare un equilibrio tra conservazione storica, sostenibilità economica e nuove esigenze urbane, trasformando luoghi oggi degradati in risorse per il futuro della città. Importante – conclude Pietrucci – sarebbe anche pensare al recupero del Molino Agostinelli.

Ex Italcable, sarebbe ideale per creare un museo  ( Il legame storico tra Italcable e Guglielmo Marconi si concentra difatti nell’ex centrale di Roma zona Romanina, in via Biagio Petrocelli). L’edificio, costruito negli anni ’30 per le telecomunicazioni intercontinentali, ha ospitato importanti esperimenti radiofonici dell’inventore e oggi è un suggestivo sito di archeologia industriale ribattezzato Officine Marconi .
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