Beslan, il ricordo commosso dell’imprenditore Gianluca Pietrucci: «Ho pianto dall’ingresso all’uscita della scuola»

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BESLAN – Una testimonianza intensa, maturata attraverso l’esperienza diretta nei luoghi di una delle più atroci stragi terroristiche della storia contemporanea. L’imprenditore romano Gianluca Pietrucci, titolare e amministratore di Centro Auto Roma, ha ricordato le vittime dell’attacco alla scuola numero 1 di Beslan, in Ossezia Settentrionale, visitata personalmente nel 2022.

Il massacro ebbe inizio il 1° settembre 2004, primo giorno dell’anno scolastico, quando un commando armato prese in ostaggio oltre mille persone, tra bambini, genitori e insegnanti. La crisi terminò drammaticamente il 3 settembre: il bilancio generalmente riconosciuto è di 334 vittime, tra le quali 186 bambini. Le commemorazioni si svolgono ancora oggi all’interno della palestra della scuola, trasformata in un luogo della memoria.

Pietrucci conosce profondamente quell’area del Caucaso. La sua famiglia ha parenti a Vladikavkaz, capitale dell’Ossezia Settentrionale, città attraversata durante i viaggi verso l’Ossezia del Sud, terra d’origine della moglie. Un legame personale che ha reso ancora più dolorosa la visita compiuta quattro anni fa.

«La scuola è rimasta così come era allora – racconta l’imprenditore – quando i terroristi uccisero centinaia di persone, tra le quali tantissimi bambini. Ho pianto dall’entrata all’uscita, pensando a quelle povere vite inermi».

All’interno dell’edificio sono ancora conservati oggetti, fotografie e testimonianze della tragedia. Le bottiglie d’acqua deposte nel memoriale ricordano la terribile sete patita dagli ostaggi, ai quali vennero negati acqua e cibo durante i tre giorni di prigionia. Accanto ad esse si trovano giocattoli, peluche, fiori e immagini delle giovani vittime. La scuola, rimasta in gran parte immutata, continua a custodire libri e oggetti appartenuti agli alunni.

Per Pietrucci il pensiero si è inevitabilmente rivolto anche alla propria famiglia e, in particolare, alla secondogenita, che frequenta una scuola sul Mar Nero, in Russia. Una vicinanza emotiva che rende impossibile osservare quei luoghi con distacco.

«Le bottiglie d’acqua e i giochi sono lì a ricordo di quei maledetti e disumani giorni, perché i bambini non poterono bere né giocare. Come possono gli uomini concepire una simile atrocità?», si domanda Pietrucci.

Il suo ricordo si trasforma così in una riflessione universale sul male, sulla fede e sull’apparente silenzio di Dio davanti alla sofferenza degli innocenti: «Dove erano Dio, Yahweh e Allah in quei giorni?».

A distanza di oltre vent’anni, Beslan rimane una ferita aperta e un monito rivolto all’intera umanità. La testimonianza di Gianluca Pietrucci restituisce al ricordo una dimensione personale e familiare, ricordando che dietro i numeri della strage ci sono volti, giochi interrotti, banchi rimasti vuoti e 186 bambini ai quali venne negato il futuro.

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