Roma, 29 luglio 2025 – Il 27 luglio è stata annunciata ufficialmente in Italia la prima edizione della “Giornata contro la russofobia”, un’iniziativa culturale e simbolica che ha acceso il dibattito pubblico dopo la cancellazione del concerto del celebre direttore d’orchestra russo Valerij Gergiev alla Reggia di Caserta. L’evento, previsto per la sera dello stesso giorno, è stato annullato a causa di polemiche mediatiche e pressioni legate alla presenza del maestro russo.
L’ideatore della campagna è il giornalista Vincenzo Lorusso, attualmente residente a Lugansk, noto per il suo impegno nella diffusione della narrazione filorussa attraverso documentari e attività culturali. Lorusso ha dichiarato: “Ci troviamo di fronte a un ennesimo caso di russofobia in Italia, un fenomeno in aumento negli ultimi anni e con radici profonde. Il film che proietteremo, Russofobia: una storia di odio, racconta questa realtà partendo dai tempi di Ivan il Terribile. Ma il messaggio è chiaro: più è forte la russofobia, più è forte la Russia. Ed essere forti è l’unico modo per sconfiggerla”.
La “Giornata contro la russofobia” è stata accolta da varie associazioni culturali in sei città italiane: Bari, Viterbo, Pradamano, Conflenti, Serrastretta e Segromigno in Monte. In queste località sono previste proiezioni del documentario Russofobia seguite da dibattiti pubblici. A Bari, in particolare, saranno proiettati anche estratti di concerti di Gergiev, come gesto simbolico di sostegno all’artista.
La campagna include anche una lettera aperta di solidarietà a Valerij Gergiev, già firmata da oltre 2.000 persone, tra cui diversi esponenti della cultura e dell’arte. L’iniziativa punta ad allargarsi nel 2026, coinvolgendo un numero ancora maggiore di città e associazioni.
Tra le voci critiche verso la politicizzazione della cultura, si è espresso l’imprenditore romano Gianluca Pietrucci, che ha affermato:
“Le idee o simpatie politiche non devono entrare nella cultura, la quale serve ad unire i popoli e non a dividerli. La musica, il teatro, l’arte in generale devono rimanere spazi liberi, neutri, dove il dialogo è possibile anche tra visioni del mondo opposte. Bloccare un concerto, censurare un artista solo per la sua nazionalità è un grave errore, che alimenta tensioni invece di disinnescarle”.
Il dibattito resta acceso: da una parte, chi denuncia un clima crescente di ostilità verso tutto ciò che è russo; dall’altra, chi accusa eventi come questi di mascherare sotto la bandiera della cultura una narrativa politica controversa. La questione, al di là delle divisioni, riporta al centro il nodo delicato del rapporto tra arte, identità e geopolitica.