ROMA 18 AGO 2025 – Negli ultimi mesi la cronaca italiana è stata scossa da una serie di episodi di estrema gravità che hanno visto come protagonisti minori coinvolti in fatti di sangue, violenze e crimini efferati. Dalle baby gang responsabili di pestaggi e rapine a mano armata, fino ai casi di omicidio che hanno sconvolto intere comunità, il dibattito sull’adeguatezza delle pene per i minorenni torna prepotentemente al centro dell’attenzione pubblica.
Su questo tema è intervenuto l’imprenditore romano Gianluca Pietrucci, che ha lanciato una proposta destinata a far discutere: equiparare le pene previste per i minorenni a quelle dei maggiorenni nei casi più gravi o gravissimi. Stupri, rapine a mano armata, lesioni irreversibili, induzione al suicidio, stalking, tentati omicidi e omicidi rientrerebbero, secondo Pietrucci, tra i reati per cui non dovrebbero esistere differenze legate all’età dell’autore.
Le sue riflessioni arrivano all’indomani di una lunga serie di vicende drammatiche: dalla tragedia di Milano in cui un undicenne è rimasto vittima di un’auto pirata, al caso di Cecilia De Astis che ha riacceso il dibattito sulla guida dei minorenni e sulle responsabilità dei genitori, fino agli omicidi di Treviso e Milano che hanno avuto come imputati ragazzi molto giovani. Ancora più scioccante è il caso della 13enne Aurora Tila, uccisa a coltellate con l’aggravante dello stalking da parte di un minorenne, o quello della strage familiare di Paderno compiuta da un ragazzo quando non aveva ancora raggiunto la maggiore età.
Non meno allarmante il fenomeno delle baby gang, come quella sgominata a Ravenna e responsabile di violenze brutali, tra cui un tentato omicidio con un machete. I dati nazionali mostrano un aumento preoccupante dei reati commessi da under 18, con una frequenza e una ferocia che alimentano la richiesta di rivedere un sistema giudiziario percepito da molti come troppo indulgente.
“Non si tratta di punire l’adolescenza – ha sottolineato Pietrucci – ma di dare un segnale chiaro quando vengono commessi reati che distruggono vite e famiglie. Di fronte a fatti di una gravità assoluta, non è più accettabile che l’età diventi uno scudo contro la giustizia”.
Le sue parole riflettono un sentimento diffuso tra cittadini e vittime, sempre più disorientati di fronte a un fenomeno in crescita. La discussione ora è destinata a spostarsi nelle aule politiche e giudiziarie, con un interrogativo di fondo: fino a che punto è giusto proteggere l’età minorile quando la violenza raggiunge livelli tanto estremi?